Fideiussione, a cosa serve?


Quando ci si imbatte nella richiesta di un mutuo casa, non è raro che l’istituto di credito erogante richieda la disponibilità di una fideiussione personale in proprio favore, e  rilasciata da un terzo, solitamente molto vicino alla figura del debito principale (parente, amico). Ma quale è la funzione di tale garanzia di natura personale?

Si potrebbe infatti pensare che, grazie alla presenza di una garanzia “forte” per eccellenza, quale l’ipoteca di primo grado sull’immobile oggetto di contratto, la banca erogante possa sostanzialmente dormire sonni tranquilli, poiché riuscirà comunque a soddisfare le proprie pretese creditizie sulla vendita forzata dello stesso immobile ipotecato.

Tuttavia, si consideri anche che la vendita all’incanto dell’immobile è un’azione estrema, che non conviene nemmeno all’istituto di credito. Basti valutare le lungaggini burocratiche che tale procedura prevede, e i vari inconvenienti che potrebbero sorgere all’interno di tale iter.

Per questo motivo, e per rafforzare la possibilità di un più adeguato rispetto del piano di ammortamento, gli istituti di credito possono pertanto richiedere l’accensione di una fideiussione personale da parte di un terzo, che si impegni a provvedere al pagamento delle rate “morose” nel caso in cui il debitore principale non provveda.


Il fideiussore, in tale ipotesi, diventa co-obbligato del debitore principale, sul quale poi potrà eventualmente rifarsi. Per la sua importanza, è ovviamente necessario che il fideiussore sia titolare di un adeguato reddito dimostrabile, e possa in tal modo supportare la meglio le esigenze di protezione creditizia da parte della banca.

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