Mutui italiani tra i più cari d’Europa


mutuiI mutui italiani si confermano tra i più cari d’Europa. Nonostante il ribasso dei tassi di interesse di principale riferimento, come l’Euribor e il tasso ufficiale di riferimento della Banca Centrale Europea, il costo del denaro applicato ai mutuatari (o aspiranti tali) si è mantenuto su livelli di pericolosa rilevanza, rendendo i finanziamenti immobiliari nazionali ben più onerosi di quelli dei colleghi del vecchio Continente.

A divenire responsabile di questo apprezzamento dei mutui italiani è lo spread. E, anche se per una volta non si parla del temuto spread tra il rendimento dei titoli italiani e quello dei titoli tedeschi, anche tale differenziale sembra potersi ben candidare a divenire l’incubo dei cittadini italiani.

Lo spread applicato ai mutui è la maggiorazione che gli istituti di credito percepiscono per la propria attività di “vendita” del denaro. Una sorta di remunerazione per l’impegno di aver erogato al proprio cliente il capitale richiesto, e che ingloba una serie di elementi tecnici (come ad esempio l’accantonamento per i rischi).

Ebbene, nel 2012 appena conclusosi, lo spread per i tassi di interesse variabile si aggirava volentieri tra il 2,8 per cento e il 3,8 per cento, mentre per quanto concerne i tassi di interesse fissi, lo spread toccava addirittura il 4,5 per cento.

A contribuire a generare una vera e propria pecca per le tasche dei cittadini nazionali è il fatto che – almeno questa volta – mal comune non è mezzo gaudio: diversamente da quanto accade in Italia, infatti, nel resto d’Europa i tassi di interesse applicati ai capitali erogati in occasione dei mutui hanno realmente subito una flessione grazie alla pressione al ribasso di tassi di interesse di riferimento.


Complessivamente, pertanto, rispetto ai colleghi tedeschi o francesi gli italiani pagano diverse migliaia di euro in più lungo l’intero piano di ammortamento del mutuo, a parità di altre condizioni. Un’altra beffa – l’ennesima – ai danni delle famiglie italiane.

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